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In Catalogna: Un’altra “dimissione” dalla politica

Pubblichiamo una breve riflessione di Rosario Scandurra che vive a Barcellona. Rosario è membro della nostra redazione e fondatore del progetto di ThomasProject.

 

Rosario Scandurra [21/09/2017_ITA]

 

Il governo spagnolo è più debole che mai ed è paradossale che 8 anni di feroce crisi economica non siano riusciti a indebolirlo, mentre sembra che l’attuale situazione in Catalogna ci stia riuscendo. La scelta di utilizzare il codice penale come mezzo di risoluzione del conflitto territoriale mostra quanto siano deboli gli argomenti e il potenziale politico del partito popolare, lasciando presagire un esito catastrofico per entrambe le parti politiche in causa.

Da settimane le forze dell’ordine sequestrano materiale di propaganda sul referendum del Primo di Ottobre e perseguitano rappresentanti politici e attivisti. Oggi la polizia ha effettuato l’arresto di 12 rappresentanti delle istituzioni catalane, tra cui il braccio destro del leader di Esquerra Republicana de Catalunya: la  scelta di usare una strategia da stato di polizia è ormai pratica concreta. Con le parole di Wlater Benjamin possiamo dire che lo stato di eccezione è diventato la regola. Inoltre sono state confiscate 10 milioni di scrutini per il referendum e il governo spagnolo ha congelato 4.500 milioni di euro del budget del governo catalano. Di fatto è stata sospesa l’autonomia territoriale, mettendo fine al processo di confronto istituzionale che ormai dura da anni tra Barcellona e Madrid. Sebbene queste scelte sicuramente renderanno difficile o forse impossibile la celebrazione del futuro referendum, potrebbero non sortire effetti positivi nel lungo termine. Per la prima volta, le forze di opposizione al governo di Mariano Rajoy si sono trovate unite ed hanno votato in blocco in parlamento contro la strategia repressiva pianificata. Fin quando e fin dove si spingerà – politicamente – questa strategia irresponsabile e ottusa?

Le vicende politiche europee stanno vivendo un susseguirsi di eventi dove politici incapaci ed irresponsabili hanno portato a esiti imprevedibili e negativi. Basti pensare, a titolo di esempio, all’evento della Brexit o al referendum costituzionale italiano. Sebbene, entrambe le parti coinvolte nella questione catalana abbiano nel loro bagaglio politico diversi errori strategici, è chiaramente antidemocratico cercare di impedire un referendum a colpi di codice penale.

La mobilitazione popolare in Catalogna è ampia e trasversale e ogni qualvolta il governo di Mariano Rajoy interviene, si allarga maggiormente il sostegno independetista. Se vi sono argomenti contro il “SI”, è bene fare campagna e discuterli, cosa che le forze del “NO” si sono dimostrate incapaci di fare. È politicamente ottuso sostenere che il referendum catalano è illegale e anticostituzionale, quando una parte consistente della popolazione lo sta chiedendo da anni a gran voce. Parafrasando le parole del sindaco di Madrid Manuela Carmena, quando una norma viene incompiuta per una larga maggioranza è impossibile utilizzare il diritto penale. A una crisi politica di queste dimensioni, si deve trovare una soluzione profondamente politica attraverso il dialogo e il confronto politico tra le parti.

Fino a quando si potrà sopportare la “dimissione” dalle proprie responsabilità politiche da parte dei rappresentanti eletti?